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All’amico di sinistra diciamo: per Chomsky gli ucraini sono partigiani eroici

Metti una sera a cena con amici di sinistra, quelli non col prosciutto sugli occhi, che gratta gratta sanno che c’è bisogno della Nato, che Putin è un pericolo pubblico e che l’Anpi col suo neutralismo  si sta screditando da sola. Insomma persone con le quali si può ragionare ma che si ostinano a dire che Zelensky si atteggia a superstar digitale e che alle armi da mandare agli ucraini sarebbe meglio ovviare aprendo un bel tavolo negoziale. Beh, a parte che Putin li fa saltare i tavoli negoziali, alla prossima cena con l’amico di sinistra potete citare Chomsky di oggi.

Il filosofo e intellettuale socialista, per quello che significa negli Usa, e libertario,  vate di certa sinistra cresciuta magari in un milieu familiare non proprio da centro sociale,  nella intervista rilasciata al Corriere della Sera dice due o tre cose molto precise. Uno, Zelensky ha dimostrato di avere coraggio da vendere, due, gli ucraini sono partigiani resistenti altrettanto coraggiosi visto che non si sono piegati all’invasore e, tre, a Putin un processo per crimini di guerra non glielo toglie nessuno.

Certo a leggere tra le righe pure Chomsky non si spinge oltre e continua come molti a fare la solita equivalenza morale tra russi in Ucraina e americani in Iraq: se non fosse che alla soldataglia russa è stata data via libera dal regime per razziare nelle case degli ucraini, mentre i militari dei paesi occidentali quando vengono pizzicati a infrangere i codici di guerra di solito finiscono alla sbarra. Ma sorvoliamo. Anche il chomskiano medio deve fare i conti con il politicamente corretto. In compenso  all’amico di sinistra ripetiamo, leggi cosa dice il prof su Zelensky e la resistenza ucraina.