Una terza via per un ambientalismo di destra

No, non è dall’estinzione che dobbiamo salvarci, ma dalla fine della civilizzazione per come la conosciamo oggi. Dobbiamo lottare contro l’entropia e contro i potenziali miliardi di morti a causa del riscaldamento globale. No, non c’è bisogno di allarmarsi e di correre come pazzi per le strade a dire che la casa va in fiamme, ma di un progetto politico a lungo termine.

Da una parte il nuovo ambientalismo dell’estrema destra europea con i confini nazionali amici dell’ambiente. Dall’altra l’ambientalismo allarmista, e purtroppo mainstream, derivante da quella sinistra comunista, che dopo aver urlato per un secolo che il capitalismo ci avrebbe danneggiato materialmente, si è ritrovata nella società più prospera di sempre con i ricchi sempre più ricchi, ma anche con i poveri sempre più ricchi, e ha dovuto cambiare argomentazione: la crescita economica ci ucciderà direttamente, dobbiamo pentirci, ripudiare la tecnologia e decrescere allegramente.

Ed è così che molti che hanno a cuore l’ambiente in Italia stanno contributendo ad aumentare la sensazione di impotenza davanti al problema o, nel caso opposto, il fatalismo: due lussi che non possiamo permetterci.

La mancanza di una destra seria sta anche lasciando troppo spazio a chi, per ignoranza o per malafede, si schiera ideologicamente contro tutte le soluzioni al problema: #NoGrandiOpere #NoEuropa #NoNucleare NoOGM #NoAgricolturaIntensiva #No5G.

Le tre parole chiave per una valida alternativa allo status quo sono: scissione, competizione e globalizzazione.

Il manifesto degli eco-modernisti scritto nel 2015 pone l’attenzione sulla prima cosa da scindere: il dovere di ridurre il nostro impatto ambientale per lasciare spazio alla natura dalla credenza di dover entrare in armonia con le leggi naturali. La soluzione è una serie di ulteriori scissioni. Così come James Watt risolse il problema Malthusiano (sovrappopolazione – prosperità), l’innovazione tecnologica e mirata all’efficienza energetica (intensificazione) deve scindere la crescita economica dall’utilizzo di risorse primarie (economia circolare), dall’utilizzo di energia (dematerializzazione) e dall’emissione di gas serra (energie rinnovabili e nucleare). Andrew McAfee nel suo libro “More with less” ci dimostra, dati alla mano, come tutte queste scissioni stiano già avvenendo. I decisori politici devono quindi solo preoccuparsi di accelerarne il trend.

Il sistema di competizione all’interno del libero mercato è lo strumento più efficace per ottenere velocemente prodotti e servizi sempre più innovativi, e sostenibili, in un contesto dove viene incentivato il futuro e tassato il passato (le emissioni di gas serra). E deve rimanere parte integrante di un capitalismo che, in una fase di transizione tra due epoche (quella tra un tasso di crescita della popolazione in continuo aumento e uno in costante calo) va ripensato.

Infine, una sinistra che combatte contro la crescita e protesta recando danni economici, ironicamente, lascia alla buona destra il dovere morale di pensare anche alle persone più povere. In primo luogo, perché non può esistere una coscienza ecologica in stato di povertà, e in secondo luogo, perché è una sfida a livello globale, dove i due terzi delle emissioni provengono da paesi in via di sviluppo. Questi stati sono troppo poveri per poter decarbonizzare la loro economia. Come proposto da Solomon Goldstein-Rose agli Stati Uniti nel libro “The 100% Solution” : bisogna far diventare tutte le alternative sostenibili più economiche delle omologhe a carburanti fossili entro quindici anni. Con questo obiettivo, l’Italia e l’UE devono sfruttare la ripartenza post COVID cominciando a investire molto di più in ricerca e sviluppo.

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