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Putin, il gas e quel sogno “green” letale per l’Occidente

Oggi bisognerebbe avere il coraggio di riavvolgere il nastro e fare un sincero j’accuse: la visione occidentale di una “rivoluzione green” che nel giro di poco tempo avrebbe dovuto renderci indipendenti dal punto di vista energetico, nel caso di molti Paesi, in particolare europei, si è tramutata nella dipendenza dalle fonti energetiche russe. Abbiamo sottovalutato Putin legandoci mani e piedi al Cremlino sulla questione energetica.

Sull’onda di quell’«abbraccio europeo del pacifismo», come lo ha definito Melanie Phillips, di quel sogno di una transizione ecologica compiuta, gli Stati europei hanno concentato gli investimenti sulla riconversione green mentre si tagliava progressivamente la spesa per la Difesa, affidandosi ingenuamente all’ombrello americano nella convinzione che sarebbe durato per sempre.

Se avessimo scoperchiato il cosiddetto «vaso di Pandora» vi avremmo trovato, in questo caso, la sfrenata ossessione del presidente Usa Joe Biden e del suo predecessore Obama per la lotta al “cambiamento climatico”. Tutto parte da lì: America, Gran Bretagna ed Europa hanno dato a Putin la sua più grande arma contro di loro. La questione energetica.

La pur comprensibile ma idealizzata insistenza occidentale nel voler ridurre le emissioni inquinanti affidandosi esclusivamente alle fonti energetiche alternative ha in sostanza reso i Paesi occidentali più dipendenti dal gas estero. Il senatore statunitense Marco Rubio ha fatto un’analisi più che mai puntuale: “Mentre Biden ha lavorato a questo Green New Deal che è uno scherzo, ridicolo e terribile, la Russia è diventata il secondo fornitore di gas naturale al mondo, il terzo esportatore di petrolio”.

Prendiamo l’Italia, ad esempio, che importa circa il 90 per cento del proprio gas dall’estero e vuole che le sanzioni europee per l’invasione russa della Ucraina escludano l’energia. Come ha commentato il Wall Street Journal: “Questo tipo di resa preventiva è esattamente il motivo per cui Putin ritiene che il prezzo di un’invasione sarebbe inferiore a quanto pubblicizzato”. La verità è che siamo finiti nelle «fauci» dello zar, che con la sua mano può aprire o chiudere a piacimento i rubinetti del gas. Ma ora non dobbiamo farci intimorire da Putin: è tempo che la buona politica ragioni per liberarsi da questo “ricatto”; che l’Occidente cerchi soluzioni alternative concrete.