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Mamma mia Orsini, basta con questo piagnisteo complottista!

Ad Alessandro Orsini lo diciamo col rispetto di chi riconosce il suo grande contributo nello studio della sociologia del terrorismo: adesso basta. Non è necessario scadere nel complottismo, parlare dei “poteri forti” o ammantarsi dell’investitura di guerriero della libertà e capitano del popolo, per portare il suo contributo alla discussione sulla crisi ucraina.

I punti di vista diversi sono necessari ed è vero che in Italia, spesso, si vuole ascoltare una sola campana. Ma la sua campana, professore, non è migliore delle altre solo perché sono in molti ad attaccarla. Il vetusto “molti nemici, molto onore” declinato in salsa a cinque stelle sotto la guisa del “se mi attaccano vuol dire che ho ragione” non convince nessuno perché è francamente una sciocchezza – lo è sempre stata anche quando ha portato tanti in parlamento.

La ragione si prova con il dibattito, la discussione anche accesa, e il confronto tra idee e fatti. Caro professore, se lei di fatti non ne ha forse è meglio che ascolti invece di parlare. La smetta di invocare la necessità di dibattere mentre accusa in prime time e quasi a reti unificate che le antiche consorterie (del corso?) la vogliono zittire.

Si è accorto che è lei a negare il dibattito a colleghi del calibro di Vittorio Emanuele Parsi, un gigante delle Relazioni Internazionali che in quasi 30 anni di apparizioni televisive e contributi giornalistici non si è mai rifiutato di dibattere con nessuno? Forse no perché appare ormai evidente che è lei quello che vuole zittire gli altri, insultando e aggredendo con un tono passivo-aggressivo.

In questo lei è simile a più un complottista qualunque che a ciò che ci si aspetta da un accademico del suo livello. E dei complottisti in televisione, ci consenta, ormai siamo stufi.