Draghi

Draghi bis, whatever it takes

Draghi bis? Elezioni anticipate? Governo Draghi che conserva questa maggioranza compresi i grillini? Queste sono le domande che tanti si fanno e che agitano i palazzi della politica e non solo, a seguito della crisi da reparto psichiatrico aperta da Giuseppe Conte e i suoi. Mercoledì le nubi si dissiperanno e finalmente si capirà in quale direzione andrà il Paese nei prossimi mesi. Tanto per sgombrare il campo da ogni equivoco, riteniamo le elezioni anticipate una sciagura a pochi mesi dalla fine della legislatura e in un momento in cui plurime e convergenti crisi stanno fiaccando la resilienza della popolazione. Quindi propendiamo senza se e senza ma per un Draghi bis quale che sia la maggioranza che lo sosterrà
Premesso questo, vi sono delle riflessioni che non si possono omettere.
E’ vero che, come dice Claudio Cerasa su il Foglio odierno, il paese oggi è molto diverso dal 2019 quando Matteo Salvini dal Papeete chiuse l’esperienza del Conte 1 ed è pure vero che è diverso anche da quello che vide Matteo Renzi metter fine al Conte 2. Ma è vero anche che tutto il capitale politico accumulato in questi 17 mesi in termini di credibilità, riforme e prestigio dell’Italia nei consessi internazionali sono dovuti esclusivamente a Mario Draghi e alla sua azione riformatrice. Per non disperdere tutto quanto, bisogna puntare ancora sul premier senza lasciarsi ammaliare da sirene varie, tipo elezioni anticipate o governi tecnici e balneari. Il Paese è diverso, il populismo agonizza ma guai a commettere l’errore di sottovalutarne i colpi di coda. Potrebbe essere fatale.
Il Draghi bis quindi a qualsiasi costo e con qualsiasi maggioranza è la via maestra per relegare questa crisi a incidente di percorso senza che ciò pregiudichi l’azione del governo fino alla fine naturale della legislatura. Insomma, Draghi va blindato. E, come ha sottolineato anche Filippo Rossi stamattina a Omnibus, se questo è il compito dei partiti anche l’ex premier deve fare la sua parte.
E cioè, da politico quale è, deve farsi promotore di un alleanza strategica che sappia riportare al centro l’interesse dell’Italia che è quello di continuare con l’agenda Draghi e le riforme, confidando in tutti coloro che credono ancora che questa esperienza di governo non sia fine a se stessa ma possa aprire una fase veramente nuova.
I tempi sono maturi ma bisogna trasformare la crisi in opportunità. E’ a ben vedere anche una prova di maturità per i i moderati affinché decidano finalmente cosa fare da grandi, se restare ostaggi dei populisti o emancipare la loro azione politica. Non tanto per senso di responsabilità nel presente, quanto per visione del futuro e di come costruire l’Italia di domani (che poi dovrebbe essere il compito della politica). Sapranno farlo? C’è da augurarselo perché di questo abbiamo bisogno, di un progetto nuovo e diverso che sappia recuperare la tradizione liberale, democratica e riformista di questo paese facendo finalmente a meno dei vari Salvini, Conte e Meloni.
Forse fantasie distopiche di un folle visionario, ma al contempo l’unica lezione che possiamo trarre da questa crisi sciagurata.
Ma tutto questo potrà accadere soltanto se Draghi rimarrà non solo alla guida del Governo per i prossimi mesi ma anche se saprà farsi interprete – da politico e non da tecnico – dei bisogni di un paese in agonia e che manifesta il suo disagio con l’astensionismo e con i voti di protesta.
Oggi esiste un’alternativa e si chiama Mario Draghi, perciò, salviamo il soldato Mario!