La scommessa di una rivoluzione etica per riconquistare la buona politica

Nessun partito, movimento politico, quotidiano o TV danno l’idea oggettiva del senso di sopportazione di un popolo, come quello italiano, nei confronti della politica. Gli stessi opinionisti liberali, che sposano le idee di Benedetto Croce, a parole, appaiono inadeguati e, in quanto tali, inopportuni. 

Ci si chiede come sia possibile solo immaginare di essere guidati da urlatori di piazza che non si riescono a domare a causa delle dubbie capacità dialettiche delle forze di opposizione, spesso simili e portate verso forme di ragionamento complottistico. Un disastro sociale che sembra ingigantire di giorno in giorno, se misurato dal crescente disagio collettivo. 

Chiunque pensi che questo tarlo, che sta indebolendo le coscienze indurite degli italiani dell’ultimo ventennio, possa essere domato da personaggi della bad comunication o dello spettacolo, non ha compreso in quale situazione versa l’Italia in questo momento. Non ha compreso un fenomeno storico già avvenuto nel secondo dopoguerra, in tempi di forte malcontento, quando nacque il partito dell’uomo qualunque. 

Le esperienze improduttive e negative della politica italiana di questi 25 anni passati hanno contribuito a creare una coscienza popolare critica, sempre più forte,  più attenta e capace di riconoscersi in una massa senza un leader. Questa nazione ha alla base una coscienza sana, fatta di gente che crede nel valore della collettività che sa tenere conto delle promesse e delle parole dei politici, della loro coerenza e che sa misurare la distanza che c’è nello scarto tra il dire e il fare. E’ fatta di un gran numero di bonus pater familias che ha una coscienza popolare che i politici non riescono più a controllare neanche con l’uso dei mass media guidati dai pupari, poiché non riescono più a inculcare alcunché in quella dura corazza morale creata dal malcontento popolare. 

Si tratta di una massa che ha iniziato una rivoluzione, che sa difendersi dalla disinformazione, che si è fatta una iniezione di Berlusconismo, come diceva Indro Montanelli, vaccinandosi contro il virus dell’oclocrazia, ma avventandosi verso la rabbia del populismo. La ragione, la passione, l’insofferenza hanno piantato il seme della rivoluzione interiore, intesa come rafforzamento critico. E la vera rivoluzione viene fatta alle urne, con un colpo di penna, come affermava Paolo Borsellino. 

Sbaglia chi crede che i movimenti popolari siano l’antipolitica, poiché è antipolitico non chi governa col consenso dettato dal malessere sociale, ma chi governa con un consenso amplificato, poiché creato dall’uso distorto dei mass media. Sbaglia chi crede che la democrazia nella moderna società possa essere garantita solo dall’indipendenza tradizionale dei tre poteri dello Stato, sottovalutando l’influenza della demagogia del quarto potere dello stato in mano ai partiti politici. 

C’è un concetto confuso di solidarietà che certa politica vorrebbe far passare, intendendo per essa la mutua e reciproca assistenza, il  consociativismo corporativo, il piduismo massonico. Passa l’idea del compromesso sociale inteso etimologicamente come “abbandono dei principi morali” per avallare un potere sovrano assoluto sotto l’egemonia del libero arbitrio, spacciato per bene collettivo. 

È questa l’oligarchia assolutistica! Libera da ogni forma di controllo, da ogni vincolo. Non può chi ha ucciso Montesquieu per spartirsi la torta a convenienza pensare che la libertà di un paese sia facilmente occultabile come al gioco delle tre carte dei vicoli napoletani. Il paese è cresciuto, poiché anche il qualunquismo si sta emancipando. Il vecchio modello sovranista ha della libertà una idea contorta: libertà di prevaricare, discriminare, di non essere giudicato o, ancor peggio di non essere processato o di giudicare chi lo dovrebbe processare, che ahimé non è immune da censure in questo vortice oclocratico. 

Il sovranismo non ha un colore o una collocazione politica spaziale, esso confonde libertà e libertinaggio. È esso stesso l’antipolitica poiché manca del sale della polis: la democrazia! Credo che l’idea di libertà, intesa come valore sociale, debba sorreggersi sul rispetto delle libertà individuali. In una società che non è libera dal bisogno, non è libero chi cambia idea per piegarsi alla sopraffazione del potere scendendo a compromessi per uno scambio ( un lavoro, un incarico clientelare, un favore in affari in un appalto che spettava ad altri). 

Questo paese cambierà veste solo allorquando si comprenderà che è veramente libero solo chi può scegliere di cambiare le proprie idee, senza paura. È questa la scommessa etica che deve rivoluzionare la buona politica.

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