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Macron o Le Pen? Il centrodestra italiano va in tilt pure sul ballottaggio in Francia

Le elezioni in Francia evidenziano ancora una volta che non esiste ad oggi un centrodestra unito, coeso; mostrano chiaramente tutte le contraddizioni di Salvini, Meloni e compagnia bella. Il leader della Lega è stato l’unico a festeggiare il risultato della leader di Rassemblement National: «Molto bene Marine, siamo felici del tuo successo e orgogliosi del tuo lavoro, del tuo coraggio, delle tue idee e della tua amicizia». Per Matteo Salvini è «un altro segnale importante, dopo quello di Orbán» in Ungheria. Il segretario del Carroccio, continuando a raccogliere i cocci dell’alleanza sovranista e filorussa, non ha fatto così che vanificare il lavoro di Forza Italia, che desiderava portare i leghisti nel Partito Popolare Europeo. Perché la posizione di Silvio Berlusconi sul voto francese è stata abbastanza chiara: «Penso che vincerà Macron. È un europeista, un moderato, un uomo che guarda all’Occidente», il pensiero del Cavaliere. Il leader azzurro sa che Macron non è un politico in senso stretto, ma «un tecnocrate», lontano dalla sua cultura; ma meglio vinca lui che la sua rivale, avrebbe detto confidato ai suoi. Una riflessione che potrebbe essere riassunta in una frase dell’esponente di FI Alessandro Cattaneo: «Siamo noi l’antidoto all’incubo Le Pen».

Come detto al Parco dei Principi sabato scorso, senza una Forza Italia intesa come baricentro della coalizione non si arriva lontano: o vince la sinistra o si concede terreno a forze estreme non europeiste. Un avviso quello di FI agli alleati Salvini e Meloni, che però in merito alle elezioni francesi sono andati ognuno per conto suo. Intendiamoci, dal premier Mario Draghi, per chiedere “niente fiducia” su giustizia e fisco, le delegazioni azzurre (guidata da Tajani) e del Carroccio (da Salvini) andranno insieme mercoledì, ma questo di fatto non scioglie i nodi all’interno del centrodestra. Anche se, è giusto dirlo, con buona probabilità si tratterà di due vertici separati. Una scelta che nasconderebbe una strategia sottile del presidente del consiglio, consapevole che FI è più conciliante, incline al compromesso. Salvini, invece, è sempre più insofferente, è ormai chiaro quanto stia facendo fatica a restare in una maggioranza di governo, che gli sta stretta. Un ulteriore strappo è dietro l’angolo? Beh, non è da escludere.

Quel che è certo è che sul ballottaggio in Francia le differenze di vedute permangono nel centrodestra. Salvini, l’abbiamo detto, già domenica sera si era congratulato con la Le Pen (i due fanno parte dello stesso eurogruppo) per essere arrivata al ballottaggio; Meloni è stata più cauta: «Al secondo turno non c’è nessun candidato che mi interessa, se si unissero tutti i candidati di centrodestra vincerebbero». La leader di FdI ha poi aggiunto però: «È ridicolo ed è cinico perché la Le Pen durante il primo turno è stata coccolata dalla stampa mainstream in funzione anti Zemmour, perché era più funzionale al ballottaggio contro Macron. Da domenica sera che sta al ballottaggio è tornata ad essere un mostro. Ma veramente crediamo a tutte queste idiozie?».

Meloni, forte del suo successo nei sondaggi e del suo ruolo all’opposizione, si muove in direzione opposta al segretario della Lega. Da presidente dei Conservatori e riformisti europei non si è trincerata in alcun ambiguo silenzio sul conflitto in Ucraina. La leader di FdI ha capito infatti che può essere critica sull’Ue, restando però all’interno del perimetro europeista. E il suo essere stata sin a favore dell’invio delle armi a Kiev è soltanto uno dei tanti tasselli che fa capire il suo piano.