Russia

I russi gettano la maschera e invocano la guerra totale contro l’Ucraina

Il 3 aprile il sito di RIA Novosti, tra le principali agenzie di stampa russe, sotto il controllo del Cremlino, ha pubblicato un articolo dal titolo “Cosa dovrebbe fare la Russia con l’Ucraina”, in cui è stato descritto nel dettaglio il processo di “denazificazione” di Kiev. È stato questo, infatti, l’obiettivo principale dell’invasione sbandierato sin da subito dal presidente russo Vladimir Putin, che sostiene falsamente che l’Ucraina sia dominata da un regime nazista. In quell’articolo si parlava di «rieducazione», «repressione ideologica», «deeuropeizzazione» del paese.

Un processo lungo che secondo le stime dell’entourage dello zar dovrebbe durare 25 anni. A portarlo a compimento dovrebbe essere (nemmeno a dirlo) il vincitore del conflitto: Mosca appunto. E non è il solo pezzo scritto in questi termini. Si tratta di articoli che arrivano come un cocktail di menzogne e distorsioni storiche. Ed è dietro quest’assurda propaganda che si son da sempre nascoste le vere intenzioni del leader del Cremlino. Una manipolazione del passato del genere, sostiene la professoressa esperta di storia russa di origini britanniche Catriona Kelly, «potrebbe consentire a Putin, che è originario di Leningrado, di infliggere a Kharkiv, Mariupol, Kiev e Mykolaiv la guerra d’assedio che devastò il suo luogo di nascita nel 1941-1945».

Oggi però i russi gettano la maschera: invocano una guerra totale contro l’Ucraina. L’ha fatto capire chiaramente Dmitry Rodionov, direttore del Centro di ricerche geopolitiche dell’Istituto dello Sviluppo innovativo di Mosca, sul «Corriere della sera». «Se l’Ucraina non sarà denazificata e demilitarizzata fino in fondo, questa Operazione militare speciale verrà ricordata come un fallimento. Bisogna solo andare avanti», anche perché «la semplice liberazione del Donbass, ormai è superata dagli eventi e dall’ostinazione del regime di Kiev nel procrastinare la resa», le parole di Dmitry Rodionov, che fornisce studi e analisi al ministero della Difesa russo. A detta del direttore del Centro di ricerche geopolitiche dell’Istituto dello Sviluppo Innovativo di Mosca, «l’Ucraina del sud deve rientrare in uno spazio russo, vedremo poi con che formula» invece «la parte occidentale va lasciata al suo destino. Non si tratta più di impedire all’Ucraina di entrare nella Nato, ma di creare una nuova nazione che ci protegga dalle manovre occidentali».

«Oggi è evidente che il raggiungimento dei nostri obiettivi di sicurezza sottintende lo smantellamento della statualità filonazista e la destituzione del potere ucraino attuale» sostituito da «una Ucraina federale, un’Unione di repubbliche popolari o magari una Repubblica ucraina dentro la Russia. Questo lo deve decidere in primo luogo la popolazione dei territori liberati. Quel che conta per noi è il Sud e la sua riunificazione in un unico complesso economico e sociale. Come, lo dirà il tempo», le dichiarazioni di Rodionov. Ora dovrebbe essere chiaro a tutti: il Donbass non era che una scusa, non basta (non è mai bastato) a Vladimir Putin.