Di Maio balla come Baby: dal San Paolo a Dirty Dancing, il salto tragicomico di un ministro senza meriti

“Dove si balla, fottitene e balla, per restare a galla…” risuona un fortunato tormentone dance lanciato da Sanremo. E deve aver pensato proprio a questo il ministro degli Esteri Luigi Di Maio – sì, proprio lui, quello che si è fatto prendere per i fondelli anche dai russi che gli hanno ricordato che la diplomazia non è abbuffarsi alle cene in ambasciata! – quando in un incontro elettorale a Napoli, in una pizzeria, si è immedesimato nel ruolo della Baby di Dirty Dancing e, sulle note di “The time of my life”, si è fatto prendere al volo e portare “in trionfo” da un gruppo di forzuti pizzaioli come nel film.

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Un film, appunto. Un film dove Di Maio, catapultato dagli spalti del San Paolo alla Farnesina sull’onda vaffanculiana del fu Movimento di Grillo – che per opportunismo di poltrona Di Maio ha lasciato qualche mese ifa, prima di venire candidato insieme al Pd di Bibbiano che un tempo aveva giurato di sbaragliare – ha inaspettatamente ricoperto un ruolo da protagonista, senza alcun merito se non quello di aver intercettato e cavalcato l’antipolitica, quella politica di cui poi lui stesso è divenuto esponente principe. Non pago di aver messo in imbarazzo più volte l’Italia in ruoli in cui non era all’altezza, anche adesso, negli ultimi giorni da ministro, Di Maio dimostra di non avere alcun rispetto per l’istituzione che ricopre e si fa riprendere in un video che sta impazzando sui social mentre fa le veci di Jennifer Gray, sollevato da decine di Patrick Swayze (ci perdonerà il povero attore per l’indegno accostamento, pace all’anima sua). Senza avere un minimo della grazia (e della dignità) di Jennifer Gray e Patrick Swayze, che con quel film cult hanno segnato un’epoca e fatto innamorare diverse generazioni.

Poi dice che non ha ragione Calenda a dire che non assumerebbe mai un bibitaro. Perché il rischio poi è che te lo ritrovi ministro degli Esteri che balla sollevato da pizzaioli in un locale partenopeo. Manco fosse la reliquia di San Gennaro!