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“Trattativa Stato-Putin” no grazie, i mafiosi mandiamoli in galera

«Sono passati trent’anni e il mondo è cambiato. Probabilmente l’intero mondo è cambiato molto di più di quanto sia cambiata Palermo. La ricorrenza di oggi avviene, a cifra tonda, nel bel mezzo di un’aggressione criminale e di stampo mafioso in corso.  Quella del mafioso autocertificato e pluricertificato Putin all’Occidente in generale. E all’Ucraina in particolare». Comincia così il lungo articolo uscito su «Mare Dolce» dal titolo «Trentennale della Strage di Capaci e trattativa Stato-Putin» di Gabriele Bonafede.

«In questo drammatico contesto, larghi settori della politica siciliana fanno parte di movimenti e partiti che propongono di andare a trattare con Putin non solo sapendo dei suoi metodi mafiosi, ma per giunta presentandosi senza armi. Essi propongono una trattativa Stato-Putin senza combattere Putin sul campo. Secondo loro si dovrebbe intavolare una trattativa Stato-Putin, o persino una trattativa UE-Putin, disarmati. (…) Si autodefiniscono “pacifisti”, forse non sapendo che Putin fa molto peggio che incaprettare. (…) Ammazzando e torturando migliaia di civili, bambini compresi, e tutti quanti si frappongano tra lui e le sue mire mafiose. Siano essi pacifisti o meno, armati o meno», prosegue Bonafede. «A fronte di tutto ciò, certi personaggi vorrebbero celebrare la lotta antimafia non volendo fare, oggi, alcun sacrificio su piano internazionale. E per giunta spingendo a non fare alcun sacrificio per la lotta anti-Putin», insiste.

Bonafede non ha dubbi: per lui si tratta, da parte del Cremlino, di intimidazioni di stampo mafioso. Vale a dire minacce seguite dall’esecuzione di crimini contro chi non si piega al “pizzo” di Putin. Per lo scrittore, lo zar si è macchiato di delitti di intensità e dimensioni ben superiori, purtroppo, di quella orribile strage di Capaci. «Il tutto è chiaramente condito da un malcelato razzismo ucrainofobico che distorce, falsifica e piega tutta la storia dell’umanità al volere di Putin e delle sue intimidazioni», rimarca il dottore di ricerca in Pianificazione Territoriale.

Nelle battute finali Bonafede si chiede: «Con quale faccia certi politici – appartenenti ad un ampio ventaglio che va da Salvini a Santoro, passando per Conte e Berlusconi – parleranno o scriveranno di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Cioè dei due magistrati-simbolo, anch’essi di diverse preferenze politiche, che hanno dedicato la loro vita – e dato la loro vita – per la lotta contro la mafia. Che hanno dato la loro vita, nella prospettiva di oggi, per la lotta contro tutto ciò che sono e rappresentano personaggi come Putin in quanto a vertici della massima commistione tra politica e mafia. Contro tutto ciò che rappresentano, sul piano sotto-culturale mafioso e liberticida prima ancora che materiale, le minacce e le aggressioni di Putin e soci. E non ci dicano che Putin non rappresenti la concezione mafiosa del mondo e delle relazioni internazionali. E locali».