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Con la defenestrazione di Draghi l’Europa teme il sovranismo che avanza in Italia

Con la defenestrazione di Draghi si è tornati ad aver paura del sovranismo. Un brivido del genere l’avevamo provato soltanto dopo l’apertura della crisi di governo ad opera di Matteo Salvini nel 2019 (passata alla storia come la crisi del Papeete Beach) e alla prospettiva imminente di nuove elezioni (che stavolta avremo sul serio grazie a Lega e Fi, pungolati dalla Meloni, e al M5s). Il timore è più che giustificato perché Giorgia Meloni, che è in testa ai sondaggi “è alleata in Europa con i post-franchisti spagnoli di Vox, i reazionari polacchi che negano il diritto all’aborto e i nazionalisti bulgari che fanno il saluto romano”, come ha spiegato l’eurodeputato Sandro Gozi, tra i promotori di Renew, in un’intervista a «La Repubblica». Lo stesso ha rimarcato quanto siano preoccupati oggi pure all’estero per il post Draghi. Abbiamo perso l’italiano più autorevole, quello più stimato, è comprensibile. Gli irresponsabili, che hanno fatto lo sgambetto all’ex numero uno della Bce, noncuranti della spaventosa situazione economica e sociale che ci aspetta in autunno, rischiano sul serio di consegnare il paese nelle mani di chi ritiene di avere il diritto di fare quello che vuole senza rendere conto a nessuno. Tantomeno all’Unione Europea. Stiamo parlando di sovranisti, populisti, demagoghi. Ma per fare un passo avanti dobbiamo compierne uno indietro.

Il sovranismo viene definito dall’Accademia della Crusca come “la posizione politica che rivendica la sovranità nazionale dei singoli Stati, contrapponendosi alle ideologie globaliste e/o anche alla politica di concertazione degli organismi sovranazionali, con particolare riferimento all’Unione europea; posizione politica che rivendica la sovranità popolare e quindi del risultato elettorale anche in contrapposizione agli organi di garanzia non eletti”. In italiano la parola “sovrano” esiste fin dalla fine del XII secolo. Tecnicamente si tratta di una variante di “soprano”, termine che noi usiamo per indicare nel canto la più alta fra le voci femminili. Nel concreto, infatti, il sovrano altri non è che una persona che “sta sopra”. E anche impiegato come aggettivo conserva lo stesso significato. Ecco, il sovranista è “chi, in politica, sostiene il sovranismo”. Che è una dottrina che riconosce il potere sovrano di una nazione o di un popolo, non assoggettabile a nessun’altra autorità esterna. Un esempio recente, secondo Bernard Henry Levy, è la vittoria della Brexit al referendum inglese. “Brexit è la vittoria non del popolo, ma del populismo è la vittoria, in altri termini, del sovranismo più stantio e del nazionalismo più stupido”. Son esperienze queste che vanno evitate. Il passato non si può correggere, siamo d’accordo, ma imparare a conoscerlo è fondamentale per non ripetere gli stessi gravi errori. Ed è la direzione, possiamo dirlo, in cui si sta muovendo, ad esempio, oggi il leader di Azione Carlo Calenda.

Filippo Rossi leader di “Buona Destra” l’ha spiegato bene in suo editoriale uscito sull’«HuffPost»: “Carlo Calenda è stato l’unico che in questi anni ha avuto la forza e la caparbietà di costruire qualcosa di alternativo che possa rappresentare la casa di chi non vuole morire populista o amico dei populisti, la casa di chi sa che un liberale non può genuflettersi al sovranista di turno, di chi sa che un popolare non può fare il cagnolino da compagnia all’estremismo populista. Di chi sa che l’Italia non può essere subordinata ai voleri di Putin”. Cosa spaventa di più l’Europa oggi? Soprattutto le posizioni di Meloni, leader del partito dei conservatori europei che a Bruxelles conoscono bene. È quello spazio dominato dai post-franchisti spagnoli di Vox, xenofobi e anti europei, dai reazionari polacchi, che negano il diritto all’aborto. Come contenere l’avanzata del sovranismo? Una strada c’è. “Il primo avversario della destra estrema non può che essere il fronte liberale, popolare e riformista”, le parole chiare e ferme di Filippo Rossi. La via giusta è questa: non è la più semplice, ma vale la pena imboccarla per il bene del Paese; per non disperdere l’eredità del presidente del consiglio Mario Draghi.